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Frontex SI

Cosa è Frontex e su cosa votiamo

Frontex è l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera creata nel 2004 per aiutare gli Stati membri dell’UE e i paesi associati a Schengen nella protezione delle frontiere esterne dell'area di libera circolazione dell'UE. L’Agenzia mette a disposizione delle autorità nazionali know-how, personale, mezzi (ad esempio, navi, aerei …) e si occupa dei controlli di sicurezza. Il lavoro di Frontex viene supervisionato da un Consiglio di amministrazione in cui sono presenti i rappresentanti di tutti gli Stati aderenti e la Commissione europea. La Svizzera ha due rappresentanti in seno al Consiglio d’amministrazione. L’Agenzia è finanziata sia per mezzo del budget dell’UE che tramite i contributi dei paesi associati a Schengen. In seguito alle crisi migratorie e a causa del crimine organizzato, gli Stati membri di Schengen, tra i quali anche la Svizzera, hanno deciso di rafforzare le competenze di Frontex. Il contributo annuale della Svizzera a Frontex passerà progressivamente dagli attuali 24 a 61 milioni di franchi nel 2027, corrispondenti al 4.6% del budget totale di Frontex. Inoltre, la Svizzera metterà a disposizione 39 esperti contro gli attuali 6.

Le nostre responsabilità
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Schengen e Dublino

In alcune occasioni, i diritti umani non sono stati sufficientemente rispettati. Questo è inaccettabile e ingiustificabile. Continuando a partecipare a Frontex, possiamo contribuire a risolvere questi casi e a garantire un migliore rispetto dei diritti umani. Rafforzare Frontex è importante: 40 osservatori indipendenti, tra i quali 2 svizzeri, sorveglieranno il lavoro dell’Agenzia e documenteranno eventuali violazioni dei diritti fondamentali. Attraverso la sua partecipazione la Svizzera potrà assumersi le proprie responsabilità. Non è ritirandosi da Frontex che la Svizzera potrà contribuire a migliorare il rispetto dei diritti umani, al contrario. 

Una migliore protezione delle frontiere esterne all’UE aumenta la sicurezza in tutta Europa, Svizzera compresa. La collaborazione tra le autorità di polizia permette di lottare efficacemente contro la criminalità transfrontaliera come ad esempio: rapine e furti, rapimenti, terrorismo, traffico di droga e tratte di esseri umani. Inoltre, questo permette alla Svizzera di accedere al Sistema d'Informazione Schengen (SIS) che rappresenta lo strumento più importante per il lavoro di polizia internazionale. Nel 2021, il sistema SIS ha fornito alle autorità svizzere più di 19'000 risultati di ricerca, ovvero circa 52 al giorno. Se il nostro paese non potesse più accedere a questa banca dati, si muoverebbe alla cieca nella lotta alla criminalità agevolando i criminali internazionali.

Qualora non partecipassimo allo sviluppo di Frontex, l’accordo di Schengen e quello di Dublino, giuridicamente legati, cadrebbero automaticamente. Senza l’accordo di Dublino saremmo confrontati a importanti conseguenze per la nostra politica d’asilo. I migranti la cui domanda viene rifiutata da un paese associato, possono ripresentarla in Svizzera senza che il nostro paese abbia il diritto, come invece accade oggi, di ritornarle allo Stato membro dello spazio Dublino dove è stata depositata per la prima volta. Con l’aumento di richieste si stima un aumento dell’onere amministrativo di CHF 1,3 miliardi (soltanto per esaminarle). Inoltre, l’accordo di Schengen è di fondamentale importanza per la nostra piazza economica e quella di formazione e ricerca. Le relazioni con il nostro principale partner commerciale ne uscirebbero ulteriormente deteriorate e con un NO alle urne la Svizzera lancerebbe un cattivo segnale. Se le relazioni bilaterali con l’UE si deteriorano, tutti ne paghiamo le conseguenze. Basti pensare a quanto sta accadendo con il mancato riconoscimento dell’equivalenza borsistica e con il programma di ricerca “Orizzonte Europa”.

Grazie all’accordo di Schengen possiamo muoverci liberamente in tutta Europa senza code negli aeroporti o alle frontiere. I nostri spostamenti per il tempo libero e di lavoro sono notevolmente facilitati. Se l’accordo dovesse decadere, la nostra libertà di movimento verrebbe ostacolata da noiose procedure burocratiche e lunghe attese che si creerebbero alle dogane. Una situazione che farebbe acuire l’annosa problematica del traffico che affligge la Svizzera italiana. Le stesse difficoltà riguarderebbero i turisti interessati a visitare il nostro paese: per entrare in Svizzera dovrebbero richiedere un visto separato oltre a quello necessario per muoversi nei paesi Schengen. Una buona parte rinuncerebbe a venire da noi penalizzando così il nostro settore del turismo. Questo proprio durante la ripresa dopo due anni di pandemia.

Per tutti questi motivi, come già raccomandato dal Consiglio federale, dal Parlamento, da numerose associazioni economiche e da molti partiti svizzeri, anche il Comitato interpartitico cantonale invita a votare un chiaro e convinto SI a Frontex.

SI alla sicurezza e alla libertà di viaggiare